Famolo strano
Titolo “alla Verdone”, ma contenuti assai più casti.
Ho pensato di scriverlo ricordandomi un episodio di qualche anno fa ovvero quando mi sono trovato a presentare alla stampa una famosissima birra ceca, una pils, insieme al suo mastro birraio.
La birra, ottima peraltro, fu decantata dal suo artefice come una birra fortemente caratterizzata dal luppolo, la rinomata varietà Saaz, e a ragione. Lo stile pils infatti è nato nel lontano 1842 come appunto una tipologia nella quale profumi e gusto sono indiscutibilmente contraddistinti da una luppolatura decisa.
Decisa fino a che punto però? Al termine della serata e con intenti meramente “da gossip birrario” ho regalato al birraio ceco la mia ultima bottiglia di una luppolatissima birra californiana. Basti pensare che se la sua si aggirava sui 45 gradi d’amaro (chiamati Ibu ovvero International bittering unit) la mia superava agilmente i 100 Ibu.
Ogni tanto mi chiedo ancora perché effettivamente l’ho fatto, tuttavia il mio scopo era chiaro. Testimoniare che, nel corso degli anni e grazie allo spirito creativo che alberga, a tratti selvaggiamente, in certi birrai i parametri di riferimento per definire “luppolate” le birre è cambiato parecchio. Le luppolature estreme, la tecnica del dry hopping o l’utilizzo del cosiddetto sistema Randall (la birra è spillata attraverso una specie di imbuto riempito di coni di luppolo fresco) sono solo una delle tante facce del panorama birrario internazionale.
Alcune molto interessanti, altre fondamentalmente provocatorie. Così se la consacrata tradizione del lambic belga che prevede una fermentazione spontanea e l’impiego di luppolo vecchio, che non è uno scarto ma semplicemente un luppolo che ha perso molte delle sue proprietà amaricanti, è una risorsa storica e da difendere, altre birre dall’alcolicità “mostruosa” o dall’impiego di spezie tra le più disparate, sono il frutto di percorsi di ricerca personale, volontà di differenziarsi e di stupire.
Il “famolo strano” del titolo è allora un invito a viaggiare nei meandri più nascosti dell’universo birra, a curiosare tra gusti e profumi ma anche un avvertimento. Non tutto ciò che è “strano” è a priori migliore di ciò che è normale. Le birre si fanno soprattutto per essere bevute e l’esperienza mistico-sensoriale è spesso unica. Nel senso che poi non la si vuole ripetere così spesso. Però è bello aver modo di conoscerla. Sapendo che, alla fine di tutto, non è buono ciò che piace. Ma solo quello che piace a noi.
