Le lager ringraziano la Patagonia. Io no.
Qualcuno mi ha voluto fregare… Ma come, vado in Patagonia nemmeno sei mesi fa, macino centinaia e centinaia di kilometri insieme agli amici di Partesa on the road, fotografo almeno un migliaio di guanachi in libertà e solo adesso vengo a scoprire che è merito della Patagonia se oggi mi posso bere allegramente qualche lager? Mi sento un po’ come mi avessero mandato a Dallas il 22 novembre del 1963 per fare un servizio sui monumenti storici
cittadini… Vabbé, così va il mondo. Di certo immaginarsi che il lievito responsabile, in senso positivo, della fermentazione a basse temperature, il processo produttivo che ha dato il via alla “rivoluzione lager”, sia originario della regione argentina più affascinante, ma anche più inospitale, non credo mi sarebbe stato possibile. D’accordo, birrariamente parlando, la Patagonia mi ha stupito per la notevole quantità e varietà di tipologie brassicole presenti; mi è capitato di bere lager certamente, ma anche pils, ipa, weizen e perfino specialità aromatizzate al cacao e al peperoncino. Ma che i meriti di questa regione fossero così fondamentali per la storia della birra, questo proprio no.
Eppure, la notizia rimbalzata dal Los Angeles Times alla nostrana Ansa lascia poco spazio ai dubbi. Alcuni scienziati hanno identificato in un faggeto sperduto in Patagonia il lievito che ha contribuito, ibridizzandosi con il già noto Saccharomyces cerevisiae, al “tocco magico” delle lager. Il lievito fino a oggi ignoto porta il nome di Saccharomyces eubayanus e dall’analisi del Dna è lui che, “sposandosi” con il cerevisiae ha permesso di percorrere nuove strade del gusto che, vale la pena ricordare, oltre alle lager hanno dato vita anche alle pils. In pratica, insomma, alla maggioranza assoluta delle birre che attualmente si bevono nel mondo.
A leggere attentamente la notizia c’è però ancora un mistero da risolvere. Se infatti Colombo scopri il continente americano nel 1492, “come è possibile che le lager furono per la prima volta prodotte intorno al 1400 in Germania”? La domanda non me la pongo io, ma Gavin Sherlock, genetista della Stanford University, che sottolinea come, sebbene ciò ancora non sia avvenuto, colonie di eubayanus potrebbero un giorno essere scoperte anche sul Vecchio Continente. O in Africa, aggiungo io. Insomma, a patto di non credere a qualche viaggio vichingo, sembra proprio che in America siano arrivati prima loro, a qualche avventura alla Martin Mystere o agli alieni che conversavano con Maya e Atzechi per poi scagliare il lievito eubayanus in Germania, non è detto con matematica certezza che il lievito made in Patagonia sia arrivato in Europa giusto in tempo per mettersi a fare lager. Che sia lui non ci piove, analisi alla mano, ma il viaggio potrebbe essere stato più breve. Se non altro diverso.
E allora, stante l’importanza della notizia, io posso tirare un sospiro di sollievo. Sono stato in Patagonia senza accorgermi del lievito eubayanus, mea culpa, ma fino a quando qualcuno non mi dimostrerà come abbia potuto attraversare l’oceano in senso contrario alla rotta di Cristoforo continuerò a guardarmi soddisfatto le mille e passa foto di guanachi in libertà…
PS. Da più parti si afferma che le prime lager abbiano visto la luce intorno al 1500 e non al 1400. Poco cambia. Il tempo è “tiranno” pure con i lieviti….


Sottile il riferimento a JFK…
Sono Federico dalla provincia di Savona. Sono stato recentemente in Argentina e mi hanno fatto bere la birra patagonia. Leggendo poi il vostro
post sul sito ho scoperto tutta la storia. Vi volevo chiedere a voi se
sapevate dirmi dove posso trovare questa birra in Italia. Perchè fino ad
adesso non l’ho mai trovata da nessuna parte.
Resto in attesa di una vostra gentile risposta. Grazie in aticipo
Ciao Federico, purtroppo non mi risulta che le birre Patagonia siano importate in Italia. Anche facendo qualche indagine solo la Quilmes arriva dalle nostre parti… Ma, chissà, magari in futuro….
Se scopri qualcosa però faccelo sapere!
A presto,
Maurizio
ti ringrazio per la risposta…Mi hanno anche detto che non la importano perchè ha una conservazione minima e quindi non si riuscirebbe a gestire bene le scorte. Purtroppo è la dura verità e la patagonia è 10 volte più buona della quilmes (testate tutte e due in Argentina)…un vero peccato. In Italia una birra così ci vorrebbe proprio…grazie ancora Maurizio…