L’ora della verità
Ci siamo. Stasera c’è Italia-Germania. Sinceramente non ho idea di cosa ne pensi Giuseppe Lamanna sul suo Taccopintagol, ma sull’argomento si potrebbe scomodare un sociologo. Che non si tratti solo di una partita di
calcio mi appare ovvio. Anche la mia ignoranza calcistica non mi impedisce di ricordare le storiche sfide di Messico ’70, Spagna ’82 e Germania ’06. Tutte vinte da noi, guarda caso, ma al di là del risultato sono quasi sempre state delle sfide tra due mondi diversi, culture quasi contrapposte. Da una parte il rigore e l’affidabilità teutonica, dall’altro il quasi masochistico gusto per l’improvvisazione ma anche la fantasia. A ben vedere anche dal punto di vista della birra è quasi lo stesso tipo di contrapposizione. Certo, storicamente l’Italia della birra deve molto all’influenza culturale germanica, magari declinata nei cognomi austriaci di Wuhrer, von Wunster, Dreher, ma oggi come oggi ci siamo svincolati dall’imprimatur e i nostri alfieri fanno birra traendo ispirazione anche da belgi, americani e inglesi o, nel più perfetto Dna nazionale, improvvisando di sana pianta.
Bene così, sia chiaro. Se c’è una cosa che amo delle birre è proprio la loro, incredibile e quasi infinita, varietà. Insomma, non è che si possa vivere di sole bionde. Beh, a meno che non si chiamino Charlize Theron… Il fatto è che la Germania non è solo la Patria di birre chiare e moderatamente luppolate. Dove le mettiamo ad esempio le affumicate rauchbier di Bamberga? E le salate Gose di Lipsia? Mmm, prevedo una partita difficile. Difficilissima. La loro tradizione e i loro meriti mondiali, in termini brassicoli, non si possono discutere. Loro sono i maestri, noi siamo dei bravi, anche se qualche volta indisciplinati, scolari… Se dovessimo buttarla sul piano degli abbinamenti, dopo aver ascoltato i consigli di Tania Valentini sul suo Pinta in cucina, non avrei dubbi: vinciamo noi. ma perché la cultura gastronomica e la fantasia dei nostri chef ci farebbe giocare come il Brasile contro un certo conservatorismo tedesco. Ma io mi limito a uno scontro tra boccali e allora, non consideratemi un menagramo, ma dico Germania. Di poco, se volete, di misura, ma sempre Germania è. Anche perché, birrariamente parlando, gran parte del luppolo e consistenti quote di malto d’orzo gli italiani dove li vanno a prendere? Ma in Germania ovviamente. Ergo, una buona parte delle nostre birre migliori le dobbiamo proprio alla terra tedesca. E il suolo è come il sangue. Non tradisce…


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