And the winner is…
Qualcuno si ricorda di quel giochino che si faceva da bambini? Si trattava di portare le mani al petto: la sinistra doveva battere con il palmo sul torace e la destra doveva descrivere un movimento circolare sempre a contatto con il torace. La cosa, ovviamente, doveva essere fatta simultaneamente. Sembrerebbe facile ma, provateci adesso, e capirete cosa intendo… Beh, a un Master di Spillatura Heineken avvengono cose simili. Soprattutto quando vi viene
chiesto di spillare in poco più di due minuti cinque bicchieri di birra. E di farlo a regola d’arte. Con una mano spillerete, con l’altra taglierete la schiuma, con un occhio guarderete la prima mano, con l’altro la seconda. Bene che vi vada vi viene lo strabismo di Venere, che sarà pure affascinante ma di sicuro entro certi limiti. Pensavo queste cose mentre assistevo, con tanto di polo verde d’ordinanza (facevo parte della giuria), alla finalissima dell’edizione 2012. Un’edizione resuscitata visto che l’ultimo Master Heineken risaliva al 2005. Gran parte del merito va a Federico Liperini, anima livornese nonché Beer Culture manager di Heineken Italia, che ci ha lavorato da mesi per arrivare a un evento che fosse sì “sportivo” ma pure ludico. Ci è riuscito visto l’entusiasmo dei 50 finalisti che si sono dati battaglia alle Officine del Volo, in quel di Milano, in un clima scandito dai ritmi rock scagliati a decibel quasi da reato, da Nikki, rock dj di RadioDeeJay.
La prima selezione ha lasciato solo dodici protagonisti sul campo. A loro, per la prova finale, è stato chiesto di rispettare tutti parametri di gioco e di farlo nel minor tempo possibile. Cinque i bicchieri da riempire senza interrompersi e senza interrompere il flusso di birra, e poi da portare al tavolo di fronte alla giuria. Bravi tutti, niente da dire ma siccome a vincere si è sempre soli ecco che a trionfare è stata la giovane, in realtà erano giovanissimi tutti quanti, Caterina Quinzi in forza, tutti i giorni, alla Birreria Bunker di Aurisina, Trieste. Apriamo una breve parentesi per questo locale triestino visto che, su dodici finalisti, ben cinque arrivavano da lì ovvero dalla scuola di
Danijel Lovrecic. Il che significa che o Danijel è un grande maestro oppure la bora porta qualcosa che stimola la tecnica di spillatura. Io propendo per la prima (e non “la seconda che hai detto” come direbbe il mitico Quelo di Corrado Guzzanti), anche perché, se lui ne aveva portati cinque, Raffaele Desole e Francesca Boscaglia del The Green Apple di San Vincenzo, Livorno, avevano risposto con tre piazzandone uno, Francesco Giancaterino al terzo posto. Bravo lui e i suoi maestri, e bravissima Veronica Rocco, del Rocco e Rollo di Terracina, Latina che ha preso la “medaglia d’argento”. A dare un certo peso “istituzionale” alla premiazione ci ha pensato Massimo Barboni, direttore vendite Horeca Heineken Italia, insieme a Liperini. A riportare poi il tutto, e tutti, al clima di festa ci ha pensato il solito Nikki al quale francamente, a un certo punto, avrei anche staccato la spina senza preavviso visto che la giuria si trovava proprio sotto la sua postazione. Lo stavo per fare, giuro, soprattutto dopo aver tentato invano di sentire una persona che mi stava urlando a squarciagola a due centimetri dal padiglione auricolare mentre il mio cervello traduceva le parole in un lungo, frustrante sibilo. Poi Nikki ha messo su questa (alzate le casse del pc al massimo, e correte a vedere il dvd del film che l’ha riportata al successo). E allora mi sono arreso, ho chiesto una birra e mi sono dato appuntamento da solo al 2013…


