Diavolo d’una birra… e d’una birreria!
La prima volta che ho bevuto una Duvel mi ha fatto ondeggiare. Esatto, proprio ondeggiare. Ero da qualche parte in Belgio e guidavo lungo una strada, mi sembra, di campagna. Tappa a metà mattina in un anonimo bar e decisione, non molto meditata a dire il vero, di ordinare proprio la birra “del diavolo”. Perché Duvel questo vuol dire in fiammingo. Che dire… L’ho trovata immediatamente molto buona per quella straordinaria armonia di aromi alla quale faceva seguito un corpo pieno, stolido ma tuttavia avvolgente. Avvolgente fin troppo considerato che, alzatomi in fretta per ripartire, le gambe ebbero un cedimento improvviso. Causandomi, per l’appunto, un leggero mal di mare. Gli inglesi forse direbbero che la…
I belong to Glasgow…
Bei tempi. Ovvero quelli in cui mi riusciva di andare nel Regno Unito più spesso. Oggi faccio un po’ fatica. Mica per l’età perché alla fine si tratta d’incastrarsi (letteralmente) negli angusti sedili di un volo low-cost, sopportare quasi due ore di lamenti e urla dello scannato pargolo di turno e scansare, di solito fingo un sonno simile al coma vegetativo, la lotteria in fase di atterraggio. No, oggi faccio fatica perché devo lavorare per poi pagare le tasse. Che sono talmente alte che mi impediscono di andare in UK spesso quanto vorrei. Certo, ogni tanto penso che potrei trasferirmi in UK, lavorare come faccio qui ma, pagando meno tasse, permettermi di tornare in Italia…
Luppolandia
L’Italia diventerà il Paese del luppolo. Regola d’oro del giornalismo: se la notizia non ha consistenza, giocati tutto nell’incipit. In questo caso pertanto, l’incipit è giustificato ma, parzialmente, sostenibile. Quella del luppolo “italiano” è una storia che gira da qualche tempo, parzialmente alimentata da un’effettiva presenza di veri e propri coltivatori della pianta più birraria del regno vegetale e da un’interesse sempre più specifico da parte della nutrita schiera di birrai artigiani. A questo aggiungiamoci la recente innovazione legislativa che prevede i “birrifici agricoli”, la filosofia del kilometro zero e una bella infarinatura slowfoodiana ed ecco rispuntare dalle nebbie della storia il luppolo italiano. Rispuntare, esatto, perché in realtà il luppolo in Italia è sempre…
Pranzo di Natale…
Eccoci alla fatidica vigilia. Quella del Natale e quella, soprattutto, del pranzo di Natale. Una tappa fissa nel calendario, un cliché sul quale si potrebbe anche facilmente ironizzare ma che, in effetti, resta un bel momento di riunione per le famiglie. Soprattutto per quelle che vivono “separate” durante tutto l’anno. Che sia un pranzo normale o un fanta-banchetto sontuoso con relativa tavola apparecchiata in stile “sultanato” l’importante, in fondo, è stare insieme. Tuttavia che pranzo di Natale sarebbe senza un menu per l’occasione? A tal proposito le variabili sono quasi infinite: un po’ perché le tradizioni gastronomiche regionali differiscono l’una dall’altra, un po’ perché a furia di corsi di cucina, letture gastronomiche e trasmissioni televisive…

